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IL DOLCE FAR NIENTE: QUESTO SCONOSCIUTO

Foto IL DOLCE FAR NIENTE: QUESTO SCONOSCIUTO

OPINIONI

Le vacanze sono finite o quasi ed inizia quel momento dell’anno in cui tutto diventa una preparazione per qualcos’altro. I bambini, almeno in tempi normali, si preparano ad andare a scuola, gli adulti a ritornare al lavoro dopo le ferie e l’aria statica, calda ed opprimente di agosto lascia il posto al “rimettere in moto la macchina” di settembre. Durante il lockdown e durante questo periodo estivo mi sono spesso trovata a riflettere sul fatto che non sia più concesso far niente nemmeno quando non dovresti teoricamente far niente. Winnie The Pooh dice sempre che “il dolce far niente spesso porta alle cose migliori”. Questo orsetto che pensa di avere un cervello troppo piccolo in realtà è molto saggio. Ma nel mondo moderno non è più concesso il dolce far niente. Dicesi “dolce far niente” quel momento della giornata o giornate intere in cui non si ha nulla da fare e lasciamo che il nostro cuore ci guidi verso cosa più vogliamo fare in quel momento, così di getto. Cose semplici, molto spesso, come mangiare un gelato, fare una passeggiata guardando i fiori sbocciati, sdraiarsi in un prato e respirare il profumo d’erba oppure chiudere gli occhi e sognare. Tutto questo sembra normale ma di fatto questo fantastico metodo di relax sta del tutto svanendo. Se ci fosse più “dolce far niente” ci sarebbero meno problemi legati all’io, meno ansie e meno psicologi al lavoro. Pensateci bene: quando è l’ultima volta che avete avuto una giornata libera (anche mezza) e l’avete riempita facendo esclusivamente quello che vi andava in quel momento? Siate sinceri… Non vi ricordate più… Ecco è questo il punto. Oggi deve essere tutto programmato, tutto calcolato, il tempo libero non esiste più nemmeno nel tempo libero. I bambini dopo scuola devono andare a basket il martedì ed il giovedì mentre a nuoto il venerdì ed il mercoledì... e poi c’è il catechismo, le ripetizioni, la lezione di chitarra e il laboratorio di cinema il sabato mattina. In vacanza ci sono i villaggi turistici con le escursioni e le attività programmate e chi fa il turista fai da te (no Alpitour) spesso si ritrova invischiato anch’egli nelle insidie delle vacanze moderne. E poi i social: se non posti vuol dire che non esisti e che non ti stai divertendo. Quindi via ad una miriade di foto con il partner sotto il sole, in costume, al ristorante a mangiare il pesce, a fare l’aperitivo con le sisters a ostriche e champagne. Un po’ come a capodanno: tutto è programmato per il divertimento ma chi davvero si è divertito a capodanno tra cibo stracotto e mal cucinato (per colpa dei troppi ordini), salatini tristi e lenticchie di ordinanza? E ancora: anche le nostre serate in compagnia spesso sono programmate. Aperitivo nel locale giusto, pizza, cinema e discoteca oppure, più tristemente, locali di karaoke. Tutto preconfezionato per riempire il nostro tempo: la quantità prima della qualità. Le cose migliori, le serate migliori, i momenti più belli della nostra vita non sono legati (tranne eccezioni ovviamente) a cose stabilite da tempo o imposizioni sociali. I ricordi più belli sono legati alle serate improvvisate, alle cose semplici, alle risate di gusto per una battuta detta al momento giusto, al Carletto che quella volta è scivolato nella piscina di Fabrizio e si è bagnato il completo “bello da serata”. Agli affetti e al cuore. Alla pizza mangiata gustandosela morso dopo morso, alla sfogliatella con la crema che esce tutta e ti impiastriccia la faccia, al profumo di una rosa, ad un abbraccio inaspettato. Cose semplici. Di cui questa società complessa e complicata che sta collassando rovinosamente su se stessa sta diventando priva e sta cercando di toglierci (le persone tristi sono più facili da controllare). Le cose semplici, la felicità, seppur momentanea, delle piccole cose, sono concetti lontani sempre più da noi. Ci stiamo perdendo il succo della vita, il suo vero significato che non sta nell’ultima borsa di Luigi da Vittuone o nel modello extra lusso di una macchina tedesca che ha il nome di una ballerina di flamenco. Ma nelle emozioni e noi non ci emozioniamo più per davvero. Ed il “dolce far niente” dell’orsetto giallo in questo assaporare la vita aveva un gran peso. Non facendo nulla facevamo molto per noi stessi e per la nostra anima. Ma si sa che il mondo moderno pretende altri ritmi, e le vite di tutti noi stanno diventando come un barattolo senza nemmeno una goccia di miele, senza senso.  Arriverà un giorno in cui vedremo, come nei racconti di fantascienza, vite felici come dei film, colmi di ricordi e di gioie fittizie per riempire vite monotone senza scopo e non potremo che piangere davanti ad esse perché quando avevamo davvero quella felicità non abbiamo saputo riconoscerla e la gettammo via come un vecchio straccio. 

27/08/2020

Paola Doria

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