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Cambiamento, questo (s)conosciuto...

Foto Cambiamento, questo (s)conosciuto...

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Il mese prima del lockdown ero intenta a guardare “Downton Abbey”, vista tutta d’un fiato alla sera mentre aspettavo la cena, e le puntate sulla spagnola, a questo punto, sono diventate premonitrici di quello che è successo poco dopo… La mia quarantena è stata scandita da una serie tv canadese per nulla conosciuta, “Being Erica”. Protagonista una ragazza sui trent’anni in totale crisi di identità: nessun lavoro, nessun fidanzato, tutto le andava stretto. A seguito di un incidente (va in un bar e beve un caffè al burro di arachidi, ma lei è allergica alle arachidi) si ritrova in ospedale ed un certo dottor Tom le da un biglietto da visita per iniziare una terapia. Ma Tom non è uno strizzacervelli come gli altri: ti fa scrivere su un notes i tuoi rimpianti e poi, uno per uno, te li fa rivivere, letteralmente. La nostra protagonista, Erica, viaggia così nel tempo dei suoi ricordi e cerca di capire cose di sé e di quello che le è successo. E nel corso delle puntate cambia la direzione della sua esistenza. Infatti cito una puntata: “Il cambiamento: a volte si insinua lentamente, a volte ti colpisce sulla testa. E a volte giri l'angolo e scopri che sei diversa in una piccola cosa e il mondo non ti sembra più come prima”. Il cambiamento non è stato una passeggiata: fare i conti con i propri errori, con la peggior parte di sè stessi e con la perdita di persone care rivivendole e sapendo di non poter fare nulla per cambiare gli avvenimenti ha avuto un enorme impatto. Il cambiamento: c’è gente che dice che sia necessario alla sopravvivenza e chi dice che bisogna essere preparati e disposti al cambiamento. Come dimostra la “nostra” Erica non è cosa semplice e bisogna perseverare a lungo. Spesso non si necessita di stravolgimenti nella nostra esistenza ma solo di quel briciolo in più di attenzione, di comprensione o di altro che fa sì che possiamo diventare una versione migliorata di noi stessi. Ma siamo davvero pronti a rischiare, chi poco o chi tutto, per cambiare davvero? Questa situazione straordinaria della pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. L’ha fatto davvero o l’unica cosa che (forse) abbiamo imparato è la corretta distanza tra un carrello della spesa e l’altro? Durante il lockdown la natura si era appropriata nuovamente degli spazi che le sono stati tolti ed ora, piano piano, gli animali ritornano confinati nei loro luoghi, come pellerossa all’arrivo dell’uomo bianco. Per non parlare dell’inquinamento che in alcune zone del mondo non è calato nemmeno durante la nostra reclusione. Nella nostra vita siamo tutti alla ricerca di qualcosa di diverso, qualcosa che possa dare una piccola o grande svolta alla nostra vita, qualcosa che ci renda migliori ma intraprendere un sentiero sconosciuto e irto di ostacoli per molti è complicato e si preferisce la strada vecchia, seppur piena di “schifezze” ed il continuo lamentarsi. Davvero possiamo ridurre la nostra (non) voglia di cambiamento ad infinite code per uno spritz o per una libreria Kallax? E’ davvero ridotto a quella smania del tour settimanale alla ricerca delle solite cose il nostro desiderio di essere diversi? Sono questi i sacrifici, quelli delle immense code per comprare due tazzine da caffè, che siamo disposti a fare? Spesso, vedendo le persone, penso che ben poche abbiano capito qualcosa da questo shock mondiale e che il mondo sia sempre, purtroppo, un posto peggiore di come era prima. Per cambiare ci vogliono le cosiddette “palle” e forse siamo una società (e di conseguenza persone) troppo adagiate sulle nostre comodità per davvero sacrificare e rischiare qualcosa. Ed in questo procrastinare a domani i nostri cambiamenti stiamo perdendo noi stessi e la nostra occasione di vita vera.

21/05/2020

Paola Doria

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