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IL BISCOTTO DELLA SFORTUNA ED I FURBETTI DEL CORONAVIRUS

Foto IL BISCOTTO DELLA SFORTUNA ED I FURBETTI DEL CORONAVIRUS

NEWS

Sarà che nella mia gita bisettimanale al supermercato non ho trovato nemmeno un biscotto degno di questo nome ma qui le cose non vanno. Non vanno perché si continua a comportarsi facendo le cose alla “carlona” come al solito. Innanzitutto nella mia gita, perché ormai di evento straordinario si parla, ho visto tantissime persone fuori, peggio che durante la fiera del Beato Matteo. Il concetto dello “state a casa” è molto semplice, invece… Non vanno le cose perché è già una situazione di merda, sì diciamolo perché è una parola liberatoria, e ci si mettono anche i furbetti ad approfittarsi della situazione. Farmacie e parafarmacie che aumentano a dismisura i prezzi di mascherine, guanti e gel a base alcoolica (farmacie alle quali bisognerebbe togliere la licenza e ogni possibilità di lavorare in futuro), supermercati che hanno alzato i prezzi, fruttivendoli divenuti gioiellieri, televendite che ti propinano costosissimi ventilatori millantando la loro azione purificante per l’aria “che allontana i virus cattivi”… Per non parlare della burocrazia: aiuti sì alle famiglie ma il sito Inps si intasa subito dopo, buoni spesa ma per averli devi compilare una trafila assurda e in tutto questo caos anche l’informazione va dove vuole lei, tralasciando molto spesso il buon gusto per seguire personaggi di dubbia provenienza che cavalcano solo l’onda. E la spesa? Impossibile farla online, impossibile farla fisicamente per le lunghe code che pare la succursale di Lourdes… Una tragedia! Una mia amica, disperata perché non trovava nulla al supermercato, si è rivolta a dei gruppi di acquisto e ha fatto una spesuccia misera misera pagata una fortuna. Il tutto per avere una lattuga striminzita che urlava pietà e due yogurt che scadevano il giorno dopo e due fettine di vitello e a lei manco piace il vitello. Dopo tutte queste rinunce culinarie (mi mancano da morire pizza e pasticcini) non voglio più sentire nessuno parlare di prova costume per un bel po’. Questo è anche il periodo in cui si fa tutto online: i meeting, le conference call, come direbbe un milanese “imbruttito” ma anche le videochiamate con amici e parenti. Non solo… c’è chi approfitta di questo extra time per aggiornarsi e per migliorare la sua posizione lavorativa. Al via la frequenza di corsi di aggiornamento per professionisti e classi “virtuali”. C’è stato chi mi ha segnalato che un personaggio della politica locale di successo ha promosso un corso online gratuito per imparare a progettare attraverso i bandi europei. Tutto sembrava ok: partono le mail di iscrizione, c’è la scaletta del corso virtuale… se non che… al momento della connessione con la classe virtuale il nostro “uccellino” non riesce a frequentare il corso in quanto la piattaforma supporta un massimo di 100 utenti connessi contemporaneamente. Questo dettaglio, di non poco conto, è sfuggito agli organizzatori e questi non hanno preso le iscrizioni in modo puntuale. Risultato? La solita cosa raffazzonata, fatta per avere visibilità con il minimo sforzo. Sarebbe bastato (ma stiamo parlando di un periodo ipotetico dell’irrealtà e trasparenza, ormai questa sconosciuta) dire immediatamente che il corso era per soli 100 utenti e confermare o meno l’iscrizione alle persone attraverso una semplice mail in base al momento dell’effettiva dimostrazione di interesse. Poco sforzo per promuovere qualcosa che può dare una luce positiva all’immagine del promoter del corso, del quale assolutamente non gli importa un fico secco vista la serietà con cui è stato gestito, ma in spasmodica ricerca di un massimo risultato quando si deve ottenere consensi. Promesse e promesse. Ma si sa la politica alla fine è tutta una parola. E noi, ingenuotti, che speriamo ancora nei fatti! Mi raccomando: state a casa!

04/04/2020

Paola Doria

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