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Elvira Panno e il suo popolatissimo mondo interiore.

Foto Elvira Panno e il suo popolatissimo mondo interiore.

INTERVISTE

In un mondo. come quello di oggi. che è sempre più votato alla semplicità e alla linearità quasi a voler annullare le peculiarità dell’individuo c’è chi ancora lotta per il proprio io e conserva gelosamente. come il più grande dei tesori. la propria complessità. una ricchezza sempre più rara di questi tempi in cui gli individui viaggiano sempre più spesso con mille maschere di circostanza senza badare ai propri sentimenti. Una persona che conserva ancora questa voglia di esprimere le mille sfaccettature dell’io è Elvira Panno. Qualche giorno fa sono andata nella casa atelier di Elvira a Cassolnovo. Quell’abitazione in parte la rappresenta totalmente. Un ordine lasciato al caso. ogni stanza con un colore vibrante alle pareti e i mobili reinventati da lei a sua immagine e somiglianza. In questo spazio Elvira. dai lunghissimi capelli biondi. esprime tutta sé stessa senza limitazioni di orario. Non ha la tv. “mi rimbambisce” dice. a questa preferisce pensare e creare perché come mi spiega non mancano le idee ma spesso il tempo per realizzarle tutte. Il suo destino artistico era in qualche modo segnato. Fin da piccola disegnava sui mobili. “Esprimermi per me era naturale – racconta Elvira – ed è stato facile quando ho finito le scuole medie dire a mia mamma che volevo fare il liceo artistico. Ho frequentato le superiori a Novara e poi gli studi mi hanno portato all’Accademia di Milano. ho fatto parecchie esperienze ed ora... sono qui”. Questo è il background di Elvira ma la sua ricerca e la voglia di intraprendere nuovi percorsi non termina mai. Alla base c’è un desiderio profondo di esprimersi sempre in maniera diversa. pur rimanendo fedele al proprio stile. sperimentando con materiali sempre nuovi che possono permettere all’artista di interpretare certi concetti e sensazioni in maniera più forte. “Non mi accontento – dice Elvira – sono alla ricerca continua di materiali nuovi. mi piace sperimentare. io non ho un materiale preferito. che dico “è mio”. preferisco variare. Posso partire da un acquerello o da disegni a biro e poi faccio evolvere l’opera con diverse tecniche. Mi piace che sia il materiale mi comunichi cosa devo fare perchè mi piace proprio la sperimentazione in sé ed il sentirmi libera di lasciarmi guidare dalle caratteristiche del materiale. Voglio avere tutto. nel senso che tutti i materiali devono portarmi alla piena espressione di ciò che voglio comunicare e alla formazione della mia idea”. Concetti e idee diverse espressi con materiali diversi: non si può imbrigliare un’idea. un’emozione è in sé un unicum e le sensazioni. nella loro peculiarità. non possono essere espresse sempre attraverso lo stesso mezzo. L’opera esce dalla testa e dalle mani dell’artista che voleva esprimere un concetto e. una volta vista la luce. vive di vita propria perché quando esposta “non possiamo mai sapere cosa ci vede l’osservatore e se i messaggi che io volevo comunicare – esprime l’artista – sono gli stessi che ci vede chi guarda. Non mi piace stare lì a spiegare le mie opere mi piace che la persona ricavi quello che sente dai colori e dalle forme”. Materia. colore e spazio sono profondamente legati tra loro ed importanti allo stesso modo perché permettono. secondo un sapiente gioco di equilibri. di esprimere i concetti e nulla è lasciato al caso. Elvira è un’artista emotiva. che esprime idee e sensazioni ma l’opera non è creata di getto. bensì studiata e valutata. “Alcuni dei miei lavori sono nati con il titolo - spiega - e con dei concetti che ho elaborato a lungo mentre altri sono più creati per istinto e non sono legati ad un idea precisa che volevo esprimere ma lascio più la mia mente vagare e creare liberamente. lasciandomi andare completamente”. Come i pesciolini in gabbia. nati per caso dall’unione di due elementi contrastanti tra loro. “Ero a Rimini – racconta Elvira - e nella hall dell’albergo c’era questa gabbietta bianca per uccellini. tutta decorata ma vuota. Sui tavolini c’erano animaletti marini come soprammobili e così ho unito le due cose creando un’opera sola”. Nei lavori di Elvira Panno l’idea è molto importante ma questa deve arrivare solo dopo una solida base tecnica. “La tecnica è fondamentale – ritiene – perché se padroneggio una buona tecnica posso esprimere meglio le mie idee e la mia continua ricerca di materiali va proprio in quella direzione perché se gestisci la tecnica puoi fare quello che vuoi. Ad esempio il lavoro che ho esposto quest’autunno in Cavallerizza per Arte in Vigevano. il cervello. Avevo in testa l’idea ma non sapevo che materiali usare. Ho sperimentato e l’ho realizzato così. oggi come oggi invece. memore dell’esperienza lo avrei fatto in materiali diversi come la resina e in modo da poterlo trasportare più facilmente. Se però lo avessi fatto in piccolo non avrebbe avuto lo stesso impatto”. L’opera di Elvira è un organismo che visto nel complesso lascia una sensazione e poi. avvicinandoti. vedi una marea di cellule che lo compongono. dettagliate che possono fare concetto a sé ma che sono in armonia con il resto. “Una cellula che ha in sé tutto – racconta Elvira – ma che messa vicino ad altre crea una cosa diversa e ancora più grande. È il mio modo di operare. Ad esempio... sto pensando a mani che si intrecciano tra loro ma che viste da lontano creano il profilo di una donna”. La parte per il tutto e il tutto per la parte: questo gioco visivo di rimando dell’occhio dal particolare al generale. come una pallina da ping pong che continua a rimbalzare dal tavolo ad un punto e poi in un altro ed in un altro ancora. Una scatola cinese bidimensionale che impone una ginnastica al nostro occhio per vedere continuamente quello che ad un primo sguardo. a volte distratto. sfugge. Altra caratteristica dei lavori di Elvira Panno è la quasi assenza degli spazi vuoti. Un horror vacui che caratterizza tutti i suoi lavori. “Il vuoto mi disturba – afferma – lo so è forse un mio problema psicologico ma spesso del vuoto non so cosa farmene. voglio riempire. e devo inventare qualcosa perché il vuoto sul supporto non mi piace proprio. Mi dà sollievo avere tutto il supporto pieno. come se fosse tutto incastrato in un ingranaggio che si muove in armonia”. L’arte per Elvira è un modo per liberarsi dei propri lati o stati d’animo negativi e trasformarli in arte. “Per me il fare arte è come se fosse una preghiera – spiega – è curativo. la vita ti porta ad avere tanti problemi e l’arte mi porta ad essere libera al cento per cento e di conseguenza tiro fuori quello che ho dentro e mi purifico attraverso l’arte”. Trasformare il negativo in positivo. in bello. è una dote non comune. Riuscire a travalicare i confini imposti. purtroppo. dalla società per creare nuove fondamenta. quelle di un proprio mondo interiore che si esprime attraverso il gesto artistico ed ha i volti delle creature che abitano le opere di Elvira. Queste creature sono raramente figure intere ma più spesso volti o animali che vivono in questa sorta di dimensione parallela al mondo reale. Sono i testimoni. molto spesso. dei concetti e delle riflessioni dell’artista sul mondo di oggi e la società che ci circonda. come ad esempio l’opera che raffigura rane colorate che prevaricano sulle altre rane morte. Elvira Panno è sicuramente una delle stelle più brillanti del firmamento artistico vigevanese e lomellino ma il suo destino è sicuramente quello di valicare i limiti di questa terra e fare un viaggio al di là di questi confini che spesso stanno stretti anche a noi gente comune. non artisti. Un viaggio lontano. verso mete metropolitane. con una mentalità sicuramente più aperta alla creatività. alla particolarità e al bello. E questo lo auguro di cuore. a questa dolce. timida fanciulla che sembra uscita da una fiaba. che attraverso le sue opere ci rende partecipi di un pezzettino del suo meraviglioso mondo interiore.

30/09/2018

Paola Doria

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