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CHIUDIAMO IL DIVARIO: DETASSARE GLI ASSORBENTI FEMMINILI E' COSA BUONA E GIUSTA

Foto CHIUDIAMO IL DIVARIO: DETASSARE GLI ASSORBENTI FEMMINILI E' COSA BUONA E GIUSTA

OPINIONI

Sono qui, con i miei occhiali firmati Dolce & Campana, con al collo le perle di ReGino con chiusura in oro 18 carati e diamanti e il mio caffè d’asporto di Starbuco e guardo attentamente la vetrina di una gioieller…. negozio di articoli per l’igiene e la pulizia, il mio amatissimo Acqua e Docciaschiuma. Entro emozionatissima nel negozio e mi dirigo alla mia corsia e non so davvero cosa scegliere: Nycia con ali notte, Cuvenia extra long super assorbenti (e magari cantano pure visto lo spot in tv), Ginella cotone bio per le più sensibili oppure il preziosissimo Zines “Eh” (con l’eco mi raccomando se no non funziona)? Mi sento una novella Holly Golightly alla ricerca del diaman… ops… assorbente perfetto. Ammettiamolo: tutte noi al supermercato o in vari negozi ci siamo stupite del prezzo degli assorbenti femminili. Alcuni arrivano persino a quasi 8 euro a confezione. Ogni donna spende dai 2 agli 8 euro in media ogni mese per il suo ciclo. Gli assorbenti sono una necessità in quei giorni per una donna eppure sono tassati al 22% come beni di lusso. Il cellulare di ultima generazione è tassato al 22% di Iva, come lo sono il computer dal quale sto scrivendo e il frigorifero che conserva la mia cena surgelata da donna che vive sola. Paradossalmente non è tassato al 22% un alimento come il tartufo (che per altro “puzza anche di piedi” come diceva il mio Marchese preferito) che nei ristoranti è considerato come ingrediente pregiatissimo. Il tartufo è tassato al 4% mentre gli assorbenti al 22%. Quale dei due vi sembra più “di lusso”? In questi giorni una nota catena di supermercati italiani che inizia con la “c” sta lanciando una campagna che si chiama “Close The Gap”: accorciamo le differenze, a partire dal riconoscere che quella sugli assorbenti è una tassazione ingiusta. Si chiede semplicemente di firmare una petizione per far passare gli assorbenti femminili da un’Iva del 22 al 4%. Era ora che una grande azienda desse voce ad un argomento, come quello del ciclo, che era sempre considerato un tabù. Ma la detassazione di questi beni che sono di prima necessità non è solamente una questione politico- economica ma anche culturale: riconoscere che la vita della donna ripercorre questi stadi per molti anni e detassare gli assorbenti significa dare attenzione alla questione non solo come puro risparmio in euro ma è evitare una discriminazione nei confronti della donna, la cui figura viene distorta attraverso la proposizione di un modello erroneo. La donna durante quei giorni non sceglie di usare assorbenti (o le più moderne coppette) ma NECESSITA di tali strumenti per continuare la sua vita quotidiana e non essere relegata in un letto, immobile, come forse nemmeno nel Medioevo. L’ingiustizia nasce dal fatto che gli assorbenti, un bene di prima necessità, come tali vanno tassati al pari di alimenti come farina, acqua ecc.. e non come se prendere uno o due pacchi di assorbenti sia quasi al pari di farsi una vacanza a Montecarlo sullo yatch del Parlatore di turno … Non a caso l’Italia si sveglia sempre tardi su certe questioni, soprattutto quelle che riguardano le donne. Nell’ultimo Gender Gap, ovvero lo studio che ogni anno misura attraverso un indice la parità di genere, l’Italia è uno dei fanalini di coda dell’Europa (dietro la nostra Penisola solo Malta e Cipro) per parità femminile e questa pandemia non ha certo aiutato a migliorare la situazione, anzi, la forbice del divario uomo –donna si è allargata ulteriormente. La detassazione degli assorbenti è un tema forse scomodo ma già affrontato dalle varie politiche europee e molti Paesi hanno legiferato sul considerare questi strumenti come beni di prima necessità. La Germania nel 2019 aveva deciso a riguardo e la Scozia dallo scorso anno distribuisce gratis gli assorbenti a tutte le donne in farmacie e in centri di ritrovo mentre in scuole ed università sono già gratuiti da più tempo. In Italia per il momento sono tassati al 5% solo gli assorbenti compostabili: perché quelli più “inquinanti” non sono una necessità? Semplicemente la differenza tra assorbenti compostabili e non è una scelta personale ed etica ma questo non significa che chi utilizza gli assorbenti compostabili abbia più necessità di una persona che sceglie quelli “normali”. Nessuno, se non la donna stessa, può e deve scegliere cosa utilizzare durante le mestruazioni, quindi la tassazione di questi dispositivi deve essere parificata. Il ciclo non può più essere tassato perché è una fase della vita della donna non un soggiorno in una spa di lusso. E mentre gli altri Paesi del mondo si organizzano e fanno passi in avanti, noi poveri Italiani, rimaniamo sempre approssimatamente indietro, tornando, a passo di gambero, in un Far West del futuro dove vige la confusione più totale e lo sceriffo è lì solo per prendere lo stipendio. Ci sveglieremo solamente quando tutte le vacche saranno già scappate dai nostri recinti.

09/03/2021

Paola Doria

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