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Lo sapevate che il teleobiettivo è nato a TROMELLO?

Foto Lo sapevate che il teleobiettivo è nato a TROMELLO?

CULTURA

La fotografia è verità. La fotografia è azione immediata. Quest’arte si è sviluppata a partire dalla Francia di inizi Ottocento per poi diffondersi prima come mezzo “pratico” per riprodurre un’immagine poi anche come sostituto dell’arte. È buffo vedere come oggi la fotografia sia stata insignita dello scettro di arte a tutti gli effetti quando alla sua nascita fu snobbata da artisti del calibro di Paul Gauguin che disse: “Sono entrate le macchine, l’arte è uscita... Sono lontano dal pensare che la fotografia possa esserci utile”. Siamo soliti pensare che le grandi scoperte siano in un altrove a causa della nostra sempiterna esterofilia o complesso d’inferiorità dell’italiano medio. Nel campo della fotografia c’è un italiano che è stato un pioniere della ricerca sul campo. Non è romano, non è milanese e non è napoletano: è di Tromello e si chiama Francesco Negri. È lui ad inventare il teleobiettivo ed è lui che i grandi fotografi (ma anche noi per le foto delle nostre vacanze) devono ringraziare. Negri può senza dubbio essere collocato tra i grandi della fotografia italiana dell’Ottocento accanto a un Brogi o un Alinari, per intenderci, per la sua grande passione nel mettere a punto nuove tecniche e strumenti mai utilizzati prima. È stato anche uno scienziato-fotografo in quanto fu il primo, nel 1885, a fotografare il bacillo del colera e molti sono i suoi sensazionali risultati nel campo della microbiologia. Persino l’enciclopedia italiana per eccellenza, la Treccani gli attribuisce il merito dell’invenzione del teleobiettivo e dunque mi chiedo come mai questo grande ricercatore, questo pioniere italiano paragonabile a un Melies della fotografia è stato ahimè dimenticato? Soprattutto nelle sue zone… Poche sono le glorie locali e di queste dovremmo andarne più che fieri ma il nome di Negri si è perso come il profumo della primavera nel vento. Forse il motivo di quest’oblio è da imputarsi al fatto che si trasferì presto a Casale Monferrato dove rimase per il resto della sua vita e dove fu anche sindaco. Negri è l’unico fotografo italiano del periodo ad aver lavorato con risultati sensazionali nel campo della microbiologia, quando le fonti di illuminazione, le lenti e le parti meccaniche degli strumenti avevano ancora tali e tante limitazione da scoraggiare anche i più preparati. Era l’epoca in cui si utilizzava ancora il litografo e per riprodurre i bacilli si piazzava l’occhio davanti al microscopio con un panno nero in testa e si cercava di immortalare le sagome di quei “diavoli invisibili”. Negri è stato il primo a segnare le fondamenta di una nuova strada grazie ad impegno mescolato ad una buona dose di empirismo che hanno portato la tecnica a svilupparsi maggiormente. Tra l’altro Negri fu proprio il primo a collaborare direttamente con gli scienziati più importanti al mondo del calibro di Koch (isolò nel 1882 il bacillo della tbc) che si rivolgono proprio al fotografo tromellese perché attraverso il suo lavoro metodico non delude mai. Il lavoro di Francesco Negri non termina qui. Molti sono anche le ricerche ed i successi in campo fotografico per ottenere la prima forma di colore, la tricromia. Crede alla fotografia anche come prezioso strumento scientifico del quale l'uomo deve imparare a servirsi e usa l'immagine per documentare il lavoro, per studiare il movimento, per dar corpo a certe sue idee sulle espressività umane e animali. Comprende il senso del colore e le grandi possibilità di fotografare delle grandi distanze ed esperimenta, ogni volta di persona, ciò che di nuovo legge e che pare essere importante in quel momento. Negri è insomma, anche se contigentemente legato a certe forze conservatrici, uno che crede nella scienza, nelle idee nuove nelle grandi possibilità della fotografia. Francesco Negri non è solo il genio di provincia guardato dai compaesani con un po’ di diffidenza perché traffica con macchinari strani ed intrugli misteriosi. È un teorico ed uno scienziato che non smette di sperimentare e di tenersi in contatto con scienziati europei per uscire dalla sua soffocante idea di provincia. Non pensa solo alla bella fotografia ma a questa come documento e testimonianza di un certo di tipo e realtà: è infatti il primo a fermare ogni istante curioso della vita del suo paese e a documentare la vita di piante e animali del circondario. E non è fatto della pasta dei moderni: tutto viene fatto per amore e non per soldi; dall’invenzione del teleobiettivo e dalle scoperte scientifiche ci ricava ben pochi spiccioli che sono nulla a confronto della soddisfazione, dell’orgoglio e dell’integrità morale di questo schivo personaggio che aveva molte doti ormai oggi dimenticate. Forse, quella che ha colpito Negri, è la “maledizione del fotografo”: nell’affanno di fermare ogni istante per non dimenticarlo, per strana sorte si finisce per essere dimenticati.

26/09/2019

Paola Doria

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