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Le Wunderkammer, il luogo dove perdersi nella contemplazione del mondo

Foto Le Wunderkammer, il luogo dove perdersi nella contemplazione del mondo

CULTURA

C’era una volta... lo stupore, la meraviglia. La filosofia dotta ha sempre sostenuto che il punto più elevato della ragione è il meravigliarsi. Ognuno di noi è diverso e quindi come abbiamo gusti differenti il singolo individuo si meraviglia in modo diverso e per cose diverse. Il nostro pensiero, come diceva Einstein, arriva prima delle parole e dei segni, così, inconsapevolmente. Come può accadere infatti che noi ci meravigliamo di certe esperienze in modo così spontaneo? Qualcosa a livello inconscio viene destabilizzato e la normalità viene sovvertita a favore di un elemento di novità inaspettata. Ci stupiamo, questo sentimento ci fa stare bene ma se dovessimo descrivere a parole lo stato d’animo, inizierebbero a sorgere dei problemi perché cerchiamo di incasellare, di dare una definizione a qualcosa che di fatto non l’ha perché mai provata prima. Di recente ho avuto modo di vedere il documentario “Wunderkammer. Le stanze della meraviglia” di Francesco Invernizzi. Mi sono dovuta accontentare di vederlo in dvd perché quando volevo andare al cinema a vederlo nella mia zona non c’era nessuna multisala o piccola sala di proiezioni che lo dava. Per chi non lo sapesse le Wunderkammer o Cabinet de curiosité per dirla alla francese (anche se c’è una lieve differenza tra le due) fu un fenomeno tipico del Cinquecento e che si protrae fino ai giorni nostri, una stanza o più stanze che riuniscono oggetti insoliti e di vario genere per creare in chi li osserva una sensazione di stupore e meraviglia. Sono in un certo senso le antenate dei musei e delle collezioni private, caratterizzate dalla convivenza negli stessi ambienti di fossili, minerali, animali, ossa, manufatti particolari ed oggetti scientifici di ogni sorta riposti secondo un ordine apparentemente caotico. La Wunderkammer era un’altalena di emozioni, si passava dal coccodrillo impagliato al copricapo di sconosciute tribù in un attimo, l’ammonite dai riflessi iridescenti era posta accanto al corallo, elemento onnipresente perché non era né animale, né vegetale, né minerale, secondo gli antichi. Ma queste camere delle meraviglie non sono un ricordo del passato. Esse vivono nel presente e vi sono ancora molti collezionisti di stranezze di ogni tipo che amano circondarsi di oggetti particolari e unici. Ovviamente più si alza il tiro, più la collezione necessità di finanze. Se un dente di dinosauro è acquistabile online per poche centinaia di dollari un cranio di T Rex obbliga un esborso di almeno un milione di euro. Il fascino di queste camere, poche e rare oggi quelle visitabili al pubblico (la maggior parte sono private o state smantellate nel tempo per riempire i musei) è la giustapposizione degli oggetti secondo logiche strane, addirittura folli. E questo horror vacui che le pervade, come se il vuoto fosse un qualcosa di non contemplato che sminuisce il valore degli oggetti (non solo artistico ma anche sentimentale per il collezionista). I collezionisti sono un po’ degli Indiana Jones che aspirano a trovare oggetti per la loro collezione, ovviamente da esporre, che cercherà di occupare il maggior posto possibile. Il collezionista (di ogni tipo di oggetto) non si accontenta di pochi oggetti, ne vuole sempre di più per rimpinguare la sua già avviata raccolta. Non è mai soddisfatto e ricerca con impazienza i pezzi che lui giudica più rari e più adatti alle sue corde (e alle sue tasche). La camera designata non deve essere solo un’esposizione di oggetti particolari ma deve avere un’anima, deve stupire non solo il visitatore ma anche e soprattutto essere una gioia per gli occhi di chi l’ha creata. Questo cocktail letale di oggetti mi ha sempre affascinato ed ho sempre cercato di riempire gli spazi di casa mia in modo da allontanare la tristezza del vuoto. Questa è una questione del tutto personale: ci sono persone che entrano in casa mia e si sentono sopraffatte dalla quantità di cose che ci sono e ci sono altre che negli spazi minimalisti ed essenziali si sentono estremamente a disagio, come in ospedale prima di un’operazione. Quindi concludo suggerendo a tutti gli accumulatori seriali di costruire a propria immagine e somiglianza la moderna Wunderkammer della loro vita, colma di cose che alla sola vista provocano relax e sentimenti positivi. Perché il vero grande problema di oggi, ahimè, è la morte della meraviglia.

02/09/2019

Paola Doria

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