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Giornale on line registrato al Tribunale di Pavia n. 2/2016

L’eutanasia delle operazioni nostalgia

Foto L’eutanasia delle operazioni nostalgia

OPINIONI

“Il passato non è affatto morto, anzi non è nemmeno passato”. Che questa frase sia di William Faulkner o di Woody Allen poco importa... Qualche tempo fa uscì al cinema “Midnight in Paris”, una parentesi di vita di uno scrittore che sognava la fama e si rifaceva nostalgicamente al passato come i tempi d’oro in cui tutto era più bello e semplice. La commedia di Allen, che ho rivisto di recente, proprio cade a pennello per una riflessione che stavo facendo negli ultimi tempi e che riguarda le cosiddette “operazioni nostalgia”. In questi anni si vedono un fiorire di siti web, incontri e collezionisti fanatici degli anni Settanta e Ottanta. La maggior parte degli “adepti” a questa strana setta sono proprio i non più giovanissimi nati tra la seconda metà degli anni 70 e tutti gli anni 80. Purtroppo per queste persone il ricordo non è solo tale, diventa spesso mania collezionismo oppure un hobby. Anche in passato, più di una volta, abbiamo sentito l’elogio dei tempi che furono perché legati alla giovinezza, ad un periodo della vita spensierato che chi ricordava lo associava alla libertà, alla mancanza di vincoli o di doveri. Oggi quello delle operazioni nostalgia è un ricordo “malato”, una scusa forse per scappare dalla vita quotidiana e dai suoi problemi. Il protagonista di “Midnight in Paris” avrebbe voluto vivere nell’epoca per lui d’oro della vita passata (letteratura, arte, cinema), gli anni Venti, ma già la giovane che conosce nel suo viaggio improbabile in una Parigi altrettanto improbabile aveva nostalgia di un’altra epoca dorata: la seconda metà dell’Ottocento dalle imprecise pennellate vigorose degli Impressionisti. E’ quello che sta accadendo anche a noi oggi? Si stava bene davvero in un ipotetico passato anche se magari non l’abbiamo vissuto in pieno (o magari non l’abbiamo neanche visto)? Forse il passato ci sembra così roseo, o dorato (come uno preferisce) perché è la via più semplice che ci conduce alla serenità. Il vagheggiamento di un glorioso passato ormai perduto è un’aspirazione ricorrente nell’animo umano, in tutte le epoche storiche. Si sceglie consciamente di guardare con una lacrimuccia al passato romantico piuttosto di accettare la banalità, l’insoddisfazione ed i problemi del presente, o l’incerto sguardo sfocato verso il futuro. È l’occhiale ad avere le lenti sfocate o siamo noi a non essere più capaci di vedere il bello e il positivo nella vita di ogni giorno? La nostalgia è diventata anche una moda e un business: basti pensare alle fiere del vintage (in ogni settore) o ai richiami ai tempi passati nella moda, nel design, nella musica (un esempio su tutti i Greta Van Fleet “nipoti - cloni” dei Led Zeppelin), cinema (tutti i remake di film campioni d’incassi come quelli della Disney ultimamente) e serie tv (i continui rimandi al passato di “Stranger Things”) che fanno leva sul pubblico che ha vissuto quel periodo per spingerli all’acquisto perché il “già visto” è garanzia di sicuro (o quasi) successo, perché di soldi da investire e di coraggio di rischiare oggi ce ne sono in giro pochi. Nostalgia e remake per riempire un vuoto creativo che oggi non si riesce a colmare in quanto i veri talenti sono già famosi o sono morti mentre i giovani che avrebbero teoricamente più possibilità di mostrare le loro abilità vengono schiacciati dal sistema dei vecchi che ormai mira solo al vil denaro o gettati in pasto a reality come tovagliolini usa e getta. E qui che sorge spontanea una domanda: la società di oggi ha ancora qualcosa da dire? Si certo ma vale lo stesso discorso: chi davvero è innovativo viene sommerso dalla marea di già visto e inutile che contraddistingue la quasi totalità dell’oceano del detto-creato-visto. L’ossessione per il passato è la nostra droga a buon mercato? Questa è la conclusione a cui è arrivato anche Allen nel film. Infatti attribuisce a Paul, uno dei personaggi questa profonda riflessione: “Nostalgia è negazione – negazione di un presente doloroso... Il nome di questa negazione è pensare ad un’epoca d’oro – l’erronea nozione che vi è un periodo migliore di quello in cui si vive – è un volo nell’immagine romantica di coloro che trovano difficile vivere nel presente”. Siamo la generazione della nostalgia, siamo la generazione morta nell’animo, piegata dagli eventi, incapace di cambiarli perché non ha peso, siamo gli eterni snobbati, gli eterni fanciulli che non combineranno mai niente di buono nella loro vita, siamo quelli che verranno sempre per ultimi. Ma fare come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia non ci salverà. Stiamo vivendo in una sorta di limbo in cui una televisione ipotetica ci fa rivedere le immagini del bel passato come in una “cura Ludovico”. Ci stiamo uccidendo, perché troppa nostalgia diventa eutanasia. Ed allora ecco che proliferano il lassismo, l’indifferenza verso tutto e tutti, l’egoismo e la violenza. Ma guardandoci allo specchio tutti i giorni dobbiamo ripeterci: non siamo struzzi, siamo uomini. Gli uomini del passato che però vivevano il loro presente hanno cambiato il mondo e se lo hanno fatto degli uomini che non avevano i mezzi e le tecnologie che noi abbiamo oggi, perché non possiamo farlo anche noi? La nostalgia è come le sabbie mobili, sono le scuse che ci raccontiamo perché è più comodo vivere essendo trascinati dagli eventi che viverli direttamente rischiando di prendere delle grandi legnate sui denti. Sono tempi duri e bisogna essere coraggiosi. L’uomo deve imparare dal passato ma vivere il presente con uno sguardo lucido e forte, proteso verso il Futuro. Il presente è oggi, è dire: “vivo dunque sono, sono dunque agisco”. Il presente è l’azione ed è il primo passo verso il cambiamento. Il presente siamo noi; dunque lasciamoci alle spalle la nostalgia ed affrontiamo con coraggio le sfide che ci riserva il presente, le opportunità ma anche le nostre paure.

05/07/2019

Paola Doria

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