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Giornale on line registrato al Tribunale di Pavia n. 2/2016

Il cinema pionieristico dell’Altrove

Foto Il cinema pionieristico dell’Altrove

CULTURA

Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise.... No Star Trek, il Capitano Kirk e il vulcaniano Spok non erano ancora nati. L’Altrove viene sempre associato alla fantascienza, alla scoperta di nuovi mo(n)di, alla fuga dalla realtà. Ovviamente questi tre elementi del cocktail variano a seconda dell’epoca in cui ci troviamo. L’Altrove viene sempre e comunque inteso come qualcosa di totalmente estraneo che porta un po’ di inquietudine (forse la paura dello sconosciuto) nella vita dell’uomo. Ma non è sempre così, soprattutto al cinema. Il primo pioniere dell’altrove è senza dubbio l’amatissimo Georges Melies. Prestigiatore, presto si accorge delle potenzialità del mezzo cinematografico e riproduce i suoi trucchi su pellicola per portarli nelle case... ops, nickelodeon di tutto il mondo. Le opere di Georges Melies ci fanno esplorare l’Altrove con la fantasia e ci fanno scoprire mondi sconosciuti attraverso gli effetti speciali rudimentali che il grande cineasta francese inscenava davanti all’occhio della macchina da presa. Spesso l’approccio all’Altrove del papà della fantascienza (come mi piace definirlo) era molto leggero, divertente. Ma comunque mai banale. E trasportava grandi e piccini viaggi in pillole verso il sorriso e la poesia. Ci ha fatto conoscere per primo gli abitanti della Luna (Voyage dans la Lune, 1902) con i loro sgargianti colori e ci ha fatto incontrare simpatiche note che suonavano posizionate in un insolito pentagramma (Le Melòmane, 1903). Ma non solo... Ci ha anche catapultato per primo in interessanti periodi storici (Jeanne d’Arc, 1900 e L’Affaire Dreyfus 1899) e ci ha fatto scoprire il freddo dei ghiacci ne “La Conquête du Pole” del 1912, l’ultimo film di successo prima della bancarotta. Proseguendo il nostro percorso storico tra le pellicole dell’Altrove troviamo degli italiani... i Futuristi che l’Altrove lo ricercavano con mezzi tutti loro, d’avanguardia per distrarre l’uomo moderno dalla vita monotona che conduceva. Altrove = fuga dalla realtà. “Il cinematografo futurista che noi prepariamo, deformazione gioconda dell'universo, sintesi alogica e fuggente della vita mondiale, diventerà la migliore scuola per i ragazzi: scuola di gioia, di velocità, di forza, di temerarietà e di eroismo. Il cinematografo futurista acutizzerà, svilupperà la sensibilità, velocizzerà l'immaginazione creatrice, darà all'intelligenza un prodigioso senso di simultaneità e di onnipresenza. Il cinematografo futurista collaborerà così al rinnovamento generale sostituendo la rivista (sempre pedantesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente). Le necessità della propaganda ci costringeranno a pubblicare un libro di tanto in tanto. Ma preferiamo esprimerci mediante il cinematografo, le grandi tavole di parole in libertà e i mobili avvisi luminosi [...] Nel film futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi più svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore, dalla linea alle parole in libertà, dalla musica cromatica e plastica alla musica di oggetti. Esso sarà insomma pittura, architettura, scultura, parole in libertà, musica di colori, linee e forme, accozzo di oggetti e realtà caotizzata. Offriremo nuove ispirazioni alle ricerche dei pittori i quali tendono a forzare i limiti della letteratura marciando verso la pittura, l'arte dei rumori e gettando un meraviglioso ponte tra la parola e l'oggetto reale”. (Manifesto del Cinema Futurista, 1916) Lo spettatore del cinema futurista era letteralmente bombardato da un’allegra accozzaglia di suoni, luci, immagini e parole che simultaneamente cercavano di costruire un possibile significato. Altrove come fuga dalla realtà anche per la particolare visione che Sergej Ejzenstejin aveva dei capolavori Disney. Il mitico Walt, creatore di Topolino, era per l’inventore del montaggio delle attrazioni colui che ha dato il più alto contributo all’arte in America. Aveva paura della perfezione assoluta delle opere di Disney tanto che queste non riuscivano solo a colpire lo spettatore dal punto di vista estetico ma toccavano, con ogni mezzo tecnico, le corde più segrete dei pensieri, delle immagini mentali e dei sentimenti umani. “Così dovevano agire – diceva il cineasta russo – le prediche di San Francesco d’Assisi, così ci incantano i dipinti del Beato Angelico, così ci affascina Andersen e Alice nel suo paese delle meraviglie. Disney è semplicemente al di là del bene e del male”. Ed in questa sospensione dalla realtà l’uomo cerca di dimenticare per un paio d’ore, alcune volte di più, ciò che lo circonda. Il cinema di Disney, secondo Ejzenstejin è strumento di consolazione e di elevazione per l’uomo moderno, per “coloro che sono vincolati da ore di dura fatica, dai minuti regolamentati di pausa e dalla precisione matematica del tempo, coloro la cui vita è regolata dal cent di dollaro”. E veniamo a noi... Ha senso cercare ancora l’Altrove nel cinema? O è l’Altrove che si è insinuato nella nostra vita rendendola alienata e alienante? O semplicemente l’Altrove è un altro nome, forse più filosofico, per chiamare il bisogno insito nell’uomo di sognare, di pensare che esistano mondi paralleli in cui tutto è possibile? Forse il mondo dei nostri sogni, l’Altrove, abita solo nella nostra mente e siamo noi gli attori protagonisti di queste vicende. L’uomo è nato regista, ancor prima della nascita del cinema. Bastava chiudere gli occhi e l’Altrove apriva le sue luminose porte...

18/06/2019

Paola Doria

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