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la storia di Carolina Invernizio la prima "casalinga di Voghera"

Foto la storia di Carolina Invernizio la prima

CULTURA

“Onesta gallina della letteratura popolare”, “La Carolina di servizio”, “La casalinga di Voghera” questi sono gli epiteti poco simpatici che furono affibbiati alla nota scrittrice popolare Carolina Maria Margarita Invernizio, originaria di… Voghera. Alcuni di questi togati pensatori che si divertivano alle spalle della scrittrice portano nomi altisonanti tra i quali il più importante è sicuramente quello di Antonio Gramsci. Il pensatore comunista ha preso letterariamente parlando anche granchi più grossi, come quando stroncò senz’appello lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle. Ma se l’immortale detective britannico sopravvive gagliardamente ai suoi detrattori nel suo piccolo anche la scrittrice vogherese era consapevole che le stroncature non l’avrebbero “ammazzata”, come affermò essa stessa: “io ho dei critici una allegra vendetta. Ché le mie appassionate lettrici e amiche sono appunto le loro mogli”. Ma chi era la tanto bistrattata Carolina Invernizio il cui nome è sinonimo di cattiva letteratura? Era una signora della buona borghesia nata a Voghera nel 1851 (anche se con vezzo tipicamente femminile la Invernizio fece credere di essere nata nel 1858) con grande passione per la letteratura. Della sua vita non c’è molto da dire: trasferitasi a Firenze per frequentare l’istituto tecnico magistrale già da molto giovane si fece conoscere come scrittrice di “rottura” infatti rischiò l’espulsione dalla scuola per la pubblicazione di un suo racconto. Dopo il matrimonio, nel 1881, con Marcello Quinterno, ufficiale dei Carabinieri, si trasferì a Torino, città che ospitò più o meno negli stessi anni altri due autori cardine della letteratura popolare italiana: Emilio Salgari ed Edmondo De Amicis. Qui comincia la sua produzione letteraria che la rese famosa o famigerata a seconda dei punti di vista. Carolina Invernizio si distaccò presto dai generi più tipicamente femminili per accostarsi al gotico, pur senza il genio di una Ann Radcliffe o una Mary Shelley, ma con altrettanta inventiva. L’opera più nota della vogherese è sicuramente “Il bacio di una morta” (ripubblicato presso Einaudi, per chi avesse curiosità verso il genere) che narra di un marito che dopo anni di ricerca della moglie scomparsa, la incontra nuovamente, scoprendo solo alla fine che si trattava del suo fantasma. Da questo romanzo è stato tratto anche un film, girato nel 1949 da Carlo Infascelli con una piccola Paola Quattrini. Anche altri titoli lasciano intendere il filone dark seguito dalla scrittrice: “La sepolta viva”, “Il treno della morte”, “L’albergo del delitto”, “La vendetta di una pazza” e “Il cadavere accusatore”. Questi sono solo i nomi più noti di una produzione di ben oltre 100 tra racconti e romanzi. La sua vastissima produzione, il suo grande successo di pubblico e le continue stroncature della critica la accomunano a Emilio Salgari, l’alfiere forse più noto della letteratura popolare italiana. Nonostante la diversità di generi la Invernizio ed il creatore di Sandokan avevano in comune uno stile spesso elementare ma di grande impatto per la fervida immaginazione con cui sapevano toccare le corde giuste delle emozioni umane. A differenza di Salgari, morto tragicamente suicida, la Invernizio chiuse la sua esistenza piuttosto agiatamente: nel 1914 apre a Cuneo il suo salotto di via Barbaroux creato appositamente per essere messo a disposizione di personaggi della cultura. In questi anni la Invernizio ebbe anche l’occasione di essere avvicinata, alla faccia dei suoi detrattori, da un grande poeta come Guido Gozzano. La scrittrice vogherese muore il 27 novembre del 1916 come recita la targa posta sulla sua casa “in questa casa Carolina Invernizio il 27 novembre 1916 chiude l’operosa esistenza fra il signorile salotto ed i romanzeschi fantasmi”. Ma un ultimo mistero avvolge la sua scomparsa: secondo alcune fonti si è spenta a Torino, dove comunque riposa. Carolina Invernizio ha avuto la sua rivalutazione postuma: il critico d’arte Emilio Zanzi già nel 1932 la definiva come “la dama che ha anticipato di mezzo secolo la letteratura gialla e super gialla”. Anche il severo Giovanni Papini avanza dei dubbi su questa fama di scrittrice dozzinale affermando: “una fortuna così lunga e vasta non può essere senza ragioni né tutte le ragioni possono essere a disdoro della scrittrice o dei suoi fedeli”. Carolina Invernizio appartiene a quella nutrita schiera di scrittori immortali che però vengono ignorati dalle storie della letteratura “scolastica” dei loro Paesi: la immaginiamo prendere da fantasma un thè con Bram Stoker, Alexandre Dumas, Emilio Salgari e sir Arthur Conan Doyle e ridere insieme di gusto, consapevoli che i loro vampiri, moschettieri, corsari e detective sopravvivono e sopravviveranno sicuramente nel cuore dei lettori quando dei critici con la puzza sotto al naso si sarà perso il ricordo.

05/06/2019

Paola Doria

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