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Il ritratto di CARLO ERBA, oggi in tutte le farmacie

Foto Il ritratto di CARLO ERBA, oggi in tutte le farmacie

CULTURA

Uno spot pubblicitario di qualche tempo fa vedeva una giovane donna entrare in una farmacia e chiedere aiuto per un tremendo mal di testa. All’improvviso spuntava “il fantasma” animato di Carlo Erba che le consigliava il suo portentoso analgesico. Oggi Carlo Erba è un marchio di medicinali che troviamo in tutte le farmacie ma non tutti sanno che il suo fondatore fu una personalità molto creativa ed attenta alla ricerca. Carlo Erba è stato ai suoi tempi l’uomo dell’innovazione e del futuro, ovviamente nel suo campo e se stiamo oggi a parlarne in questa pagina è perché ha qualcosa a che fare con le nostre zone. Infatti Carlo Erba nasce a Vigevano anche se da giovane si trasferisce per studi a Milano. Carlo Erba nasce il 17 novembre 1811 e dopo aver compiuto gli studi umanistici si trasferisce a soli 17 anni a Milano per compiere l’apprendistato di farmacista. Ma nell’ottobre 1833 si riavvicina a casa in quanto si iscrive a Pavia alla facoltà di Medicina e Farmacia e durante quegli anni frequenta, sempre come praticante, la farmacia Grammatico di Vigevano ove approfondisce le conoscenze sulle metodologie utilizzate da Friedrich Setuerner per l’estrazione degli alcaloidi dell’oppio e per la produzione dello zucchero dalla barbabietola. Nel 1837 torna a Milano ove prende in gestione l’Antica Farmacia di Brera in via dei Fiori Oscuri numero 13, l’embrione di quella che sarà la prima industria farmaceutica italiana. Con i pochi risparmi da parte Carlo Erba acquista questa farmacia all’epoca poco frequentata perché scadente in qualità e servizio ma con una grande storia: era l’officina farmaceutica gestita dai Gesuiti, uno degli antichi pilastri del mestiere in Milano. Per la città lombarda è un periodo storico burrascoso perché il governo imperiale austriaco reprime i focolai liberali riducendo l’autonomia agli organismi pubblici ma sviluppa contemporaneamente l’amore per l’istruzione e la formazione di nuove aziende. Se dal punto di vista politico quegli anni furono di difficile sottomissione allo straniero tiranno, culturalmente si sviluppa la pittura e la letteratura, il Romanticismo lombardo ma anche il movimento della Scapigliatura. I geni come Carlo Erba nascono sempre in periodi magari difficili ma di sicuro fermento culturale, l’humus perfetto per l’espressione artistica e lo sviluppo creativo anche in materie scientifiche. Carlo Erba coglie l’occasione e la sua farmacia inizia a “funzionare”; non esisteva all’epoca in tutto il Lombardo – Veneto un laboratorio per la produzione di farmaci e questi dovevano essere importati da paesi esteri come Germania e Francia che avevano alti costi a causa del trasporto e della loro conservazione e le farmacie si limitavano a semplici preparati galenici. Nel governo austriaco Carlo Erba trova un alleato e non senza paura inizia la sua avventura nel suo piccolo laboratorio di Brera, che ben presto potenzierà iniziando le sue stravaganti ricerche. In quegli anni era molto richiesto dal mercato un lassativo di produzione estera conosciuto col nome di "Magnesia Henry" che altro non era se non magnesia calcinata pesante (ossido di magnesio). Dopo averne messo a punto il processo di preparazione, ne inizia la produzione nel suo laboratorio: il prodotto viene messo in vendita con il nome di Magnesia uso Henry. Fu il suo primo successo commerciale. Si dedica alla preparazione dei sali di mercurio e di ferro, poi a quella dei sali di bismuto, della chinina, saggiando sempre nuove formule e nuovi modi di somministrare il farmaco. Un esempio importante è quello da lui sperimentato delle capsule gelatinose. ?Grazie al suo operato la Farmacia di Brera torna nuovamente all'antico splendore. ?Attorno al 1847 molti eminenti medici conducono i primi esperimenti terapeutici a base di Cannabis; per citarne alcuni: Andrea Verga, Giovanni Polli, Cesare Lombroso, e con loro Carlo Erba che compì i primi tentativi di estrazione dei principi attivi della canapa presso la sua farmacia, preparazione poi in commercio dal 1849. ?Intanto stava maturando un nuovo successo per Carlo Erba, l'estratto di tamarindo. Durante una serie di studi sugli estratti medicinali, ebbe l'idea di ottenere l'estratto finale di tamarindo non più con una lunga ebollizione ed il conseguente rischio di deterioramento del gusto, ma con un nuovo metodo basato sulla concentrazione per mezzo del vuoto ad una bassa temperatura. Il prodotto ottenuto con il nuovo procedimento ebbe un grande successo sia in Italia che all'estero. ?Il nome Carlo Erba era ormai famoso anche oltre i confini della patria. Nel 1863 per Carlo Erba è il momento di espandersi: apre uno stabilimento nella periferia milanese che con il tempo diventerà l’industria chimico – farmaceutica che ancora noi oggi conosciamo. Carlo Erba non è solo lo studioso e lo sperimentatore legatissimo al suo lavoro. Capisce che la fortuna gli ha sorriso ma che non per tutti è così. Decide con parte dei suoi guadagni di dedicarsi alla promozione della cultura e alla filantropia, cercando di aiutare i giovani a studiare per sviluppare le capacità necessarie per svolgere il loro lavoro. Uno di questi modi era l’apprendistato pratico e Carlo Erba diventa sponsor e poi membro della “Società di Incoraggiamento di Arti e Mestieri” e nel 1886 dona 400 mila lire (una bella sommetta per l’epoca) per l’istituzione al Politecnico di una scuola di Elettrotecnica perché come disse “?“…mi è sembrato che in una città industriale, come Milano, e con l’influenza che nelle industrie va prendendo sempre più l’elettricità, dovesse essere di qualche giovamento l’istituzione di una scuola speciale di elettricità, la quale si proponesse insieme di insegnare ciò che si è fatto già in questa materia e di promuovere lo sviluppo con esperimenti continui. Sono venuto quindi nell’idea di creare io stesso questo istituto elettro-tecnico”. L’ambizione di Erba è che Milano sviluppasse tutti i saperi possibili in campo scientifico per far sì che questi venissero applicati nel ramo industriale facendo così di Milano la città più industrializzata e più moderna d’Europa. Due anni più tardi Erba muore (6 aprile 1888) nominando suo erede universale il fratello musicista Luigi che ne continuerà l’opera e gestirà l’azienda di famiglia. La morte di Carlo fu grave e dolorosa ma Luigi ne prese le redini con lo stesso entusiasmo e spirito del fratello fino alla sua morte nel 1904. Ammiriamo anche la figura di Carlo Erba, con la sua barbetta ottocentesca e l’occhio vispo, nellapasseggiata che ogni tanto facciamo tra i ritratti “di famiglia” dei grandi della nostra zona. Un ritratto, quello di Erba, magari inedito o magari già conosciuto a tanti ma che sicuramente ci ricorda i fasti ahimè passati della nostra terra che sembra non volersi riprendere quello che le spetta di diritto.

28/03/2019

Paola Doria

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