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GIANDANTE X e la croce dell'Eterno divenire

Foto GIANDANTE X e la croce dell'Eterno divenire

CULTURA

“Morirà un giorno. per davvero. Giandante. lascerà quest’amara terra alla quale egli ha dato tutto. dalla quale tanto poco ha ricevuto. i grandi e incomprensibili critici. così bravi a giocare con le parole. porteranno sulle spalle la pesante responsabilità di aver incontrato Giandante sul loro cammino. senza capire il profondo significato di un’arte che ha bruciato tutta la polemica estetica del suo tempo per dar vita. in forme originalissime. a una nuova mitologia dell’uomo per una società finalmente affrancata dalla paura.” Queste sono le parole che Leonida Repaci affida alle pagine del suo “Compagni di Strada” per ricordare l’amico Giandante X. pittore. scultore. architetto e poeta. Purtroppo oggi il nome di questo singolare e vulcanico creativo milanese è una eco nel vento che solo in pochi riescono a cogliere. In Lomellina c’è un nutrito numero di questi “felici pochi” collezionisti delle sue opere che tengono vivo l’interesse per lo meno nei confini lombardi per quest’eclettico artista. La X dietro il suo nome se la mise molto prima degli anni Cinquanta. la sua vita è come un film e se avesse recitato sarebbe stato candidato all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista. Questa è la vita di Giandante X. pittore. scultore. architetto e poeta milanese che la sua città ha ormai dimenticato. Personaggio scomodo quello di Giandante X (vero nome Dante Pescò 1899 -1984). persona troppo burbera ed introversa per fare dell’ipocrisia il suo pane. per fare il domatore delle tigri nella Milano Bene. Giandante X è un artista che ha dato tutto sé stesso ma che non ha purtroppo ricevuto nulla in cambio. La vita di Giandante è difficile e irta di ostacoli fin da bambino quando voleva studiare disegno mentre i genitori volevano che seguisse le orme paterne al timone della fabbrica di famiglia. All’età di 18 anni. dopo tanti tentativi falliti. Giandante scappa e si arruola durante la prima guerra mondiale. rinnega il suo nome e non farà più ritorno a casa. Nel 1929. anno del ventennale del Futurismo. a Milano si aprono i festeggiamenti e Giandante. vestito di nero. contesta apertamente il padre del movimento italiano. Filippo Tommaso Marinetti sostenendo che l’uomo si deve affrancare dalla macchina ed è un errore lasciare sussistere lo scombinato movimento artistico. In quell’occasione si dichiara “espressionista costruttivista”. peraltro una definizione unica nel suo genere e mai adottata da nessun’altro artista. Durante la Guerra di Spagna parte come volontario e realizza i bozzetti per la propaganda antifranchista ma in questo momento avviene un fatto strano. L’Eiar in un suo radiogiornale lo dà per morto ed in Italia iniziano serate a lui dedicate. avvenimenti ed incontri per rivalutare la sua figura fino ad allora ignorata. Quando la notizia viene smentita critici ed artisti lo isolano e fingono di non riconoscergli il genio che gli è proprio. Dopo l’esperienza spagnola viene rinchiuso in diversi campi di concentramento da cui riesce a scappare e vive da vagabondo fino alla Liberazione. Quando torna nel suo sottoscala di via Senato a Milano delle sue creazioni non vi è più nessuna traccia. Ricomincia a creare ripartendo da zero con la sua filosofia di arte e di vita. Morirà a Castelleone (CR) il 17 novembre 1984 in seguito a complicazioni dovute a un malore improvviso. Giandante X è un unicum nel panorama pittorico italiano. Fu allievo di Adolfo Wildt e per un breve periodo fu amico e maestro di un giovane Aligi Sassu. che nel suo operato ne ha assorbito un po’ dello spirito. Giandante X utilizza nelle sue opere quasi esclusivamente l’encausto (ovvero l’arte di far fondere con la cera il colore. tecnica romana. descritta da Plinio il Vecchio e utilizzata anche da Leonardo per la sua sfortunata “Battaglia di Anghiari” e mai più sperimentata). La tecnica richiede maestria. gesto pittorico veloce e grande decisione sul risultato da ottenere in quanto la cera si solidifica in fretta. L’unicità non sta solo in questo. Giandante ha una propria filosofia che declina in tutte le arti. una Weltanschauung. una sua visione complessa del mondo. in cui l’Uomo. artefice del proprio destino deve fondersi con la natura e seguire l’esempio di figure fondamentali come il Cristo che lasciò tutto compresa la Madre. ovvero la Madonna. Il cristianesimo più profondo e vero. fatto di carità e povertà si fonde con il panteismo ma anche con una spiritualità più vicina all’induismo o alle concezioni religiose dei Nativi Americani. Una Forza governa tutte le cose che sono vive e che fluttuano ferme ma in movimento nel Cosmo. La vision di un alieno sul Pianeta Terra quando ancora gli uomini giravano con le clave in mano. Giandante è uno dei Maestri della Pittura italiana e se non si ritrova sulle enciclopedie d’arte è per il suo totale rifiuto a “vendersi” a critici e a galleristi. Perseguiva il suo ideale come una formica che ricerca instancabilmente il cibo. poiché l’arte era il suo cibo di cui non poteva fare a meno neanche nei momenti di fame e stremo. Giandante aveva un modo di porsi. a livello artistico filosofico. troppo complesso e all’avanguardia in una società come quella milanese degli anni Cinquanta- Sessanta che non capiva e preferiva alla sua ricerca “il fiore con il vaso fatto bene”. Maestria non è solo copiare la realtà: è fondamentale la tecnica ma bisogna decisamente sovvertirla per dare sfogo alle proprie idee. Per una riproduzione fedele della realtà oggi c’è la fotografia. Riscopriamo dunque. prendendo ad esempio Giandante. l’amore per l’individualità. per la stravaganza che c’è in ognuno di noi che è quello che ci rende così eterogenei. interessanti e belli. Giandante X è uno dei profeti del nostro tempo. è un Vate della sua epoca. rimasto inascoltato come una Cassandra. Ancora oggi il nome di Giandante X è sconosciuto ma speriamo in un futuro di vedere le sue opere sui libri di storia dell’arte. Perché l’uomo Dante Pescò è morto ma l’artista Giandante X è come la fenice che risorge dalle proprie ceneri.

22/10/2018

Paola Doria

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