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VIGEVANO e i suoi tesori dimenticati

Foto VIGEVANO e  i suoi tesori dimenticati

CULTURA

Adolfo Wildt è uno dei più importanti scultori del Novecento italiano presente nei grandi musei nazionali. Le sue opere sono state esposte anche a Buenos Aires e il nome di quest’artista è presente in tutti i libri di scultura. Il suo nome è legato alla rivoluzione dell’arte del marmo. Wildt è un’apripista di un modo di sentire la scultura più sentimentale. più legato alle sofferenze umane che all’ideale di perfezione delle statue ellenistiche. Il marmo è un mezzo espressivo e l’artista – artigiano deve faticare per vedere la sua idea emergere dalla preziosa purezza del Carrara. L’esistenza di Wildt è segnata dalla sofferenza ed è in questa sofferenza che fin da ragazzino trova conforto nell’amore per il marmo. Giovinetto abbracciava i blocchi di marmo e diceva a sé stesso che doveva riuscire a domarli. Scolpire il marmo è fatica fisica. è tormento ed è da Wildt che si inizia a pensare il vero artista come l’artigiano che si fa da solo. come un santo o un missionario che deve arrivare alla verità profonda attraverso la propria opera. intesa sia come idea che come “labor”. Pensiamo che opere importanti come quelle di Wildt siano in grandi città o in musei. infatti molte sue opere sono a Milano. Ma Vigevano ha un piccolo tesoro di cui è ignara. Una statua di Wildt è visibile da tutti nel Cimitero di Vigevano. Rappresenta una donna che stringe un rosario e troneggia sulla tomba della famiglia Losa. famiglia facoltosa di fine Ottocento. Wildt scolpisce questo monumento funebre nel 1893. una scultura ancora influenzata da echi tardoromantici che solo ai primi del Novecento muteranno decisamente in un gusto decò. gotico dall’ornamento feroce e tormentato che lo renderà poi famoso. L’ansietà di perfezione che esprime attraverso il suo lavoro non è solo un fatto estetico per l’artista (l’opera deve essere bella a vedersi e deve colpire per il suo messaggio) ma ha anche un valore etico: l’artista attraverso il duro lavoro dell’umiltà della bottega cerca e fa emergere la verità. La statua vigevanese è leggera. il viso della giovane donna è dolce e dolorante. le mani giunte che stringono delicatamente un rosario. Il marmo. forse causa del passare del tempo. non è ben levigato ma è lasciato forse volutamente più rustico. Strano per un artista che era ossessionato dalla levigatezza e dalla lucidità del marmo: le sue opere (vedi “Carattere fiero –Anima gentile” a Venezia) sono seriche al tatto e splendenti alla vista. un risultato mai visto nella scultura italiana. senza precedenti che l’artista otteneva spargendo le proprie opere con urina umana (che dava anche al marmo quel caratteristico colore a “guscio d’uovo” e non perfettamente bianco). L’opera vigevanese è del periodo antecedente alla sua maggiore fama (ne ebbe poca in vita come tutti i precursori) ma è notevole per l’espressività del volto e il grande equilibrio di vuoti e di pieni che rendono armonioso l’insieme. La firma è posta in basso. ai piedi della figura intera. vicino al basamento: “Wildt A.”. Wildt è colui che negli anni Venti istituisce una scuola gratuita del marmo per tutti gli artisti desiderosi di imparare l’arte ed anche primo ambiente in cui si formano artisti oggi conosciutissimi come Fausto Melotti. L’opera vigevanese di Wildt è purtroppo segnata dagli anni e dalle tante variazioni metereologiche. l’umidità è trapassata nei pori del marmo e si è posata sulla superficie una patina nera che toglie dignità all’opera. Questo di Wildt. per la città di Vigevano. dovrebbe essere un piccolo tesoro ritrovato. una statua che andrebbe (non fosse altro per il pregio dell’artista) restaurata. collocata in un interno e sostituita nel Campo Santo da una copia. Intanto la donna che veglia sulla famiglia Losa resiste stoicamente alle intemperie. prega e attende paziente che qualcuno la venga a salvare. Ps. Ho scoperto questa statua per caso. Affascinata dalle opere di Adolfo Wildt per anni ho cercato una pubblicazione. poi trovata durante una vacanza a Napoli. In camera d’albergo. sfogliando il libro. ho notato che era citata la città di Vigevano. così sono andata alla ricerca della statua in questione all’interno del Cimitero. E mi permetto di aggiungere che questa è uno dei piccoli o grandi tesori che conserva la città di Vigevano di cui è ignara. Mancanza di fondi. forse. Mancanza di cultura e di voglia di valorizzare anche le piccole cose. certamente. Vigevano si vanta di essere una città di cultura ma io di cultura vera in giro per la città ne vedo davvero poca. La cultura deve essere democratica: aperta a tutti ed invece a Vigevano vedo solo chiusura e mancanza di lungimiranza.

16/10/2018

Paola Doria

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