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VIGEVANO: questo weekend inaugura

Foto VIGEVANO: questo weekend inaugura

EVENTI

Dal 6 ottobre al 4 novembre 2018 le sale della Pinacoteca Civica “C. Ottone” di Vigevano ospiteranno una mostra dedicata a Ernesto Giardini composta da una quarantina di opere provenienti dalla collezione privata di famiglia. Sicuramente più conosciuto come “Decio”. dal nomignolo con il quale amava firmare le sue opere. Ernesto Giardini è stato uno dei più noti ed apprezzati esponenti della cultura figurativa cittadina del dopoguerra. Il titolo della mostra prende spunto da un aneddoto narrato dal nipote Cesare. anche lui pittore. che ricorda come il Decio. prima di recarsi a dipingere in campagna. fosse solito fermarsi in un bar di Piazza Ducale per una rapida consumazione che sollecitava al cameriere con un imperioso: “Un vermouth. Giovanni. che al sül al specia mia me!”. ... “che il sole non mi aspetta”. Impressionista spontaneo - una delle sue affermazione più comuni era “è cogliere l'impressione che conta. il resto è roba da signorine!” - Ernesto Giardini restò sempre fedele alla sua tecnica e alle tematiche preferite: la natura morta ed il paesaggio. anche quello urbano. Il paesaggio. il “suo” paesaggio. quello dei luoghi che egli conosceva ed amava. era il punto di partenza che lo conduceva alla ricerca della semplicità. all’onesto rifiuto della retorica. ad una passione senza fine per la pittura. Nel corso di un lungo itinerario artistico caratterizzato dall’assidua frequentazione con la pittura “en plein air”. Ernesto Giardini aveva elaborato una cifra stilistica che ne avrebbe caratterizzato tutta la produzione e reso la sua opera unica ed inconfondibile. Era attratto dalla luce e dalle vibrazioni del colore. come da sempre lo sono gli impressionisti. ma non si fermava qui: giungeva ad una originale e pregevole “sintesi” che donava alle sue opere il senso di una pacata eternità. la penetrazione nell’invisibile. l’apertura su un mondo segreto che promette gioie sommesse. La sua ricerca accoglieva suoni e rumori del silenzio in una sorta di intimo ma schietto dialogo spirituale. Nel continuo fluire e mutare di luci. spazi e volumi. il paesaggio rimaneva sempre lo stesso ma il Decio ne catturava le forme essenziali in un valzer di colori e con le sue pennellate a tratti spesse e materiche a volte leggere e meticolose. Attraverso questo modus operandi la sua opera restituiva immagini intrise di bellezza contenuta e serenità. perennemente sospese tra visione e realtà. che tanto hanno affascinato il collezionismo borghese. e non solo. della Vigevano tra gli anni quaranta e settanta. Curata da Edoardo Maffeo. la mostra è ospitata nelle sale 9 e 10 della Pinacoteca Civica “C. Ottone” e gode del patrocinio dell’Ass. Amici di Palazzo Crespi e di Rete Cultura Vigevano. Ernesto Giardini (Decio) - Vigevano. 1896 – 1992 Ernesto Giardini nasceva a Vigevano nel marzo del 1896. Attratto dalla pittura sin dalla prima adolescenza. nel 1914 si iscriveva alla Scuola di Disegno presso l'Istituto d’Arte e Mestieri Roncalli di Vigevano frequentando i corsi diretti da Luigi Bocca e. contemporaneamente. lo studio del pittore Ferdinando Villa. Il profitto negli studi era ottimo ma con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. nel 1916 veniva arruolato senza poter dunque concorrere all'assegnazione della borsa di studio intitolata a G.B. Garberini che gli avrebbe consentito l’accesso all'Accademia di Brera. Fatto prigioniero sul fronte del Carso venne tradotto in campo di concentramento e successivamente in un campo di lavoro ungherese. Rientrato in Italia solo a conflitto concluso. per qualche tempo si dedicò all'attività di decoratore accanto ad alcuni dei più noti pittori vigevanesi di quegli anni: Bocca. Ottone. Galli e Villa. Negli anni successivi strinse un fortunato sodalizio artistico con Francesco Caresana e Arturo Magnoni con i quali compirà viaggi di studio e formazione a Venezia ed a Roma. Nel primo dopoguerra collaborerà con “Società gli amici dell’arte” e sarà spesso presente alle collettive organizzate dall’associazione nei locali del Circolo Ufficiali del Castello di Vigevano ed in alcuni comuni della provincia di Pavia. La sua pittura. realizzata soprattutto “a cavalletto”. era decisamente riconoscibile. tanto riconoscibile che le sue opere erano genericamente definiti «i quadri del Decio» (nomignolo con cui firmava le opere). Era veloce nella stesura del colore; la pennellata era decisa. per poter cogliere l'impressione dell’attimo. Gli estimatori del "Decio" furono molti: le sue opere sono tuttora presenti in molte collezioni private vigevanesi. Moriva a Vigevano. a 96 anni. nel 1992.

02/10/2018

La Redazione

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